Intervista a Paolo Ronchetti che ci parla del suo album “Cose da fare”

Paolo Ronchetti

Ciao Paolo, parliamo del tuo album “Cose da fare”, recentemente pubblicato.

In tutto l’album c’é sempre la presenza di una donna. Cosa puoi dirci a riguardo?

Paolo Ronchetti

In realtà in tutto l’album c’è la presenza della DONNA ancor più che di una sola donna. Forse solo l’apertura (Attendo il Sereno) parla di una unica donna. Il Brano Donna invece trae ispirazione da un libro scritto da uno dei più grandi sceneggiatori e docenti di cinema americani: I tre usi del coltello-Saggi e lezioni sul cinema di David Mamet (Minimun Fax 2010). In questo libro Mamet paragona la storia d’amore tra una coppia ad un film.

Cosa rende possibile per Mamet, ebreo/americano e quindi molto legato alla cultura rabbinica e alla Torah, che un film “funzioni per lo spettatore”? Semplice: la credibilità dell’atto e della parola. Nulla deve incrinare la fiducia dello spettatore in ciò che succede sullo schermo. Questo non vuol dire che tutto deve essere “vero” ma tutto, mentre lo vedi, deve essere credibile. A Milano, New York, nello spazio, nel passato e nel futuro. Quando lo spettatore ci accorge di un errore o di una sequenza non credibile smette di credere in ciò che vede e il film, ai suoi occhi, muore. La stessa cosa accade in una storia d’amore: nel momento in cui uno dei due si accorge della bugia dell’altro la storia si incrina e perde di credibilità. Recuperarla è difficile: quasi, ma non, impossibile. Questo era il nucleo della chiacchierata notturna con la mia amica Alberta che ha dato origine alla canzone e questo è il nucleo della canzone. E poi mille e mille personaggi femminili di realtà e fantasia. “Passanti” alla Brassens/De Andrè o “vicine” in senso quotidiano. Così tante da poterci scrivere un altro disco! Truffaut diceva che “Le gambe delle donne sono i compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi, dandogli il suo  equilibrio e la sua armonia. Ma cos’hanno queste donne in più di quelle che conosco? Proprio questo… sono delle sconosciute.” Io credo in queste parole da sempre e aggiungerei che le gambe delle donne per me sono anche l’ondeggiare del pendolo del mio tempo…il ticchettio che ne dà forma e sostanza.

 

Quanta parte dell’album è stata registrata in presa diretta e quanto è importante per te che i tuoi pezzi siano veri nel significato e nella musica.

Praticamente solo due brani sono registrati in modo classico sovraincidendo traccia su traccia: L’Amore È Una Focaccia Calda e Adoro Le Canzoni Di Natale. Tutti gli altri brani sono stati registrati in presa diretta LIVE in studio: 3 Chitarre, Basso, Batteria e tutte le mie Voci o, per Donna, in trio live con Contrabbasso e Sax Soprano. Nessuna mia voce è stata riregistrata mentre i cori, le sezioni fiati e alcuni assoli sono stari registrati successivamente. Il risultato finale è straordinario per l’immediatezza live unita ad una grande cura e precisione nella esecuzione e registrazione.

Rispetto alla verità io non credo nella verità autobiografica: credo però che ciò che si scrive debba essere vero nel senso di “credibile e vicino” nel testo e nel modo di porgerlo. Nei giorni scorsi dicevo come la musica per me debba essere uno spazio di riflessione. Uno spazio in cui la banalità non possa essere l’unico ingrediente. Uno spazio in cui fermarsi. Le note e le parole devono aver la possibilità di avere un senso anche quando sembrano non averne.
La musica e le parole non hanno valore solo in quanto “usate” ma in quanto acquistano un senso nel loro saperle porgere.

 

C’è pochissimo di elettrico nell’album. Sei arrivato a scegliere la combinazione di strumenti da inserire nei brani secondo un preciso mantra oppure è capitato?

La scelta era di suonare la mia chitarra classica in un ampli con la mia pedaliera molto elettrica. Ma a poco dalla registrazione ci siamo resi conto che se volevo suonare live con tutti non potevo suonare così “rumoroso”, il suono sarebbe rientrato nei microfoni. Ho spostato perciò il suono su quello di una Godin solid body con corde di nylon ed un suono molto più secco e pulito. In realtà una delle tre chitarre che suonano sempre nel disco è una Parker, una chitarra elettrica ma con un suono molto particolare che la fa sembrare talvolta quasi acustica.

 

E’ cosa risaputa che il secondo album e di per se difficile. Ci stai già pensando e lavorando su oppure attendi di catalizzare altre esperienze?

Ho decine e decine di tracce, idee, testi, frammenti ma nulla di fissato. Non mi interessa buttare giù nuove canzoni quando queste non hanno ancora iniziato a viaggiare live. Il prossimo disco per me potrebbe essere solo rumori, noise e silenzi improvvisi. Piuttosto che con un trio jazz. Oppure in inglese. Oppure potrebbe non esserci nessun secondo album! Comunque, di materiale grezzo, potenzialmente, ce n’è molto. E anche un paio di canzoni in inglese antecedenti a quelle del disco.

 

Hai suonato molto sui palchi e questo tuo album merita di essere sentito dal vivo. Ti vedremo in concerto prossimamente?

Sicuramente ma senza fretta e con un suono probabilmente molto più nervoso di quello del disco. Brani come Gatby, Quando piove forte, Indifferentemente, Padrone e un paio di inediti in inglese sono sicuramente molto elettrici dal vivo.

 

Grazie Paolo per questa intervista e per la tua musica.
Grazie a voi.

 

 

BIOGRAFIA DI PAOLO RONCHETTI

Paolo Ronchetti

Paolo Ronchetti nasce a Milano il 4-6-1962 dove frequenterà l’Istituto D’arte Beato Angelico. Lì si appassiona anche di musica e, assieme a cantautori e rock, si innamora del primo punk sino a formare assieme a compagni di scuola, siamo ad inizio 1978, la sua prima (punk) band, gli Hogs, che durano lo spazio di un semestre scolastico. Da lì in poi si susseguono 45 anni in cui, come cantante e chitarrista, Paolo Ronchetti sperimenta la musica a 360 gradi: polifonia, Alternative (ma anche Mainstream), Jazz, Avanguardia, improvvisazione radicale, canzone d’autore italiana e internazionale, Soul, RnB e più o meno tutto ciò che è all’interno degli spazi vuoti tra tutti questi generi, compresi i laboratori musicali all’interno del suo lavoro di educatore. Il tutto suonato con centinaia di live e decine di progetti come leader, side man o coordinatore di progetti speciali ed omaggi.

Tra i progetti più importanti degli ultimi 20 anni ci sono il trio vocale dei Gobar che ha lavorato su una rilettura acustica ricercata e potente del repertorio Punk, Pre Punk e Post Punk UK e Usa (anche in spettacoli e presentazioni dei libri dedicati da Marco Denti a Ronald Reagan e Margaret Thatcher). Con i Gobar partecipa a tre lavori di Evasio Muraro (O Tutto O L’Amore – 2010; Controtempo – 2013) e il brano E Se Ci Diranno nella raccolta Sulle Labbra Di Un Altro dedicato a Luigi Tenco e presentato in quartetto dal vivo alla Sala Stampa del Premio Tenco 2012). Da solista registra, assieme a Marcello Milanese, il duetto Strength con il Jama Trio all’interno del loro esordio 11.11.11. Poi, tra il 2011 e il 2019, porta in giro uno spettacolo sul primo Jannacci (Andavo a Rogoredo – Un Quasi Spettacolo Su Jannacci e Milano) con esibizione, nel 2013, anche con la band di Jannacci e un omaggio a Tom Waits con i Tom The Cat con cui partecipa per due anni al Buscadero Day (2015 e 2017) e per due anni al Townes Van Zandt international Festival (2016 e 2018).

Dal 2010 Paolo è stato una delle anime musicali che ruotavano intorno al negozio di Dischi e libri Zig Zag di San Donato Milanese dove per anni ha animato presentazioni ed omaggi sia da solista che alla testa di piccoli ensemble progettati per l’occasione.

Oltre che bulimico cantante/musicista Paolo è anche ascoltatore appassionato dalla A degli A Toy Orchestra alla Z di John Zorn di cui è tra i più grandi conoscitore e collezionista non solo italiani. Da più di trent’anni frequenta assiduamente festival di cinema e sale cinematografiche. Scrive da più di un decennio di Musica e Cinema su Mescalina.it.


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  1. 04/06/2024

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